Se cercate la scatola nera della sinistra italiana, potrete trovarla nel porto di Genova. Là, esattamente cinquant’anni fa, in un giugno più caldo del presente, la sinistra sfregiò la democrazia e fece cadere un governo legittimamente uscito dalle urne con un moto violento di piazza. Sto parlando dei ganci di Genova, come furono chiamati in gergo missino i micidiali ganci usati dai portuali comunisti, i feroci camalli che scesero in piazza per impedire lo svolgersi di un regolare congresso nazionale del Msi.
Marcello Veneziani su il Giornale,
30 giugno 2010
Stronzata sopra le (magliette a) righe.
Nel deserto, Massimo D’Alema, vestito da ufficiale nazista ma con stella rossa e falce-e-martello al posto della svastica sulla fascia al braccio, calatosi i pantaloni e la biancheria intima fino alle ginocchia e gettato il proprio revolver a terra, si stende sulla sabbia sollevando il posteriore al cielo. La didascalia dice Una repubblica fondata sulla res
Romano Prodi, vestito da prete con una falce-e-croce d’oro al collo, tende la mano a Nicholas Sarkozy, neoeletto presidente di destra della Francia, che fa altrettanto. Prodi dice: “Ho molto goduto per la tua bella vittoria elettorale”; ha una piccola Torre Eiffel infilata tra le natiche.
