Veneziani e genovesi

21 luglio 2010

Se cercate la scatola nera della sinistra italiana, potrete trovarla nel porto di Genova. Là, esattamente cinquant’anni fa, in un giugno più caldo del presente, la sinistra sfregiò la democrazia e fece cadere un governo legittimamente uscito dalle urne con un moto violento di piazza. Sto parlando dei ganci di Genova, come furono chiamati in gergo missino i micidiali ganci usati dai portuali comunisti, i feroci camalli che scesero in piazza per impedire lo svolgersi di un regolare congresso nazionale del Msi.

Marcello Veneziani su il Giornale,
30 giugno 2010

Stronzata sopra le (magliette a) righe.

Marcello Veneziani è quel piccoletto insopportabile con la barbetta ed una chioma unta, arricciata e ribelle che si atteggia a maître à penser di destra. Non può però esistere un maestro di pensiero di destra, in genere infatti trattasi di maître à caguer dediti alla produzione di una estroncée dietro l’altra. Questa volta ne ha fatta una bella grossa e ha deciso di intitolare la sua “merda d’artista” in questo modo: Così i camalli affondarono la democrazia dell’alternanaza (sic).

Il nemico principale indicato nell’articolo infatti, peggio ancora della malvagia Unione Sovietica o dei cattivissimi ex partigiani, è costituito dai camalli, i lavoratori portuali liguri, che vengono subito definiti “feroci” come si direbbe di una bestia; o anche come direbbe una bestia, in questo caso.

A leggere questo articolo viene un dubbio: Veneziani parla di una storia parallela, diversa da quella che si è svolta nel nostro universo, o ha invece una geografia parallela, tutta sua, dove Genova non è il capoluogo della Liguria bensì una città costiera sul pianeta Marte?

Nella Genova di Marte il Movimento Sociale Italiano voleva soltanto tenere un “pacifico congresso”, idea che Veneziani definisce – bontà sua – “infelice” perché non considerava le tradizioni antifasciste e sindacali della città (in questo somigliante alla Genova che c’è sul pianeta Terra). Evidentemente i missini marziani non hanno fatto come quelli terrestri, che invitarono a presiedere il congresso Carlo Basile, che era stato prefetto di Genova (terrestre) durante la RSI e deportatore di centinaia di operai. Il congresso qua sembrava poco pacifico.

Anche le dinamiche dell’equivalente marziana della Prima Repubblica erano completamente diverse, forse a causa della diversa entità dell’attrazione gravitazionale o per via di quelle curiose antennucce che gli omini verdi hanno sulla testa. Mentre sulla Terra si cercava di escludere il PCI dalla possibilità di vincere le elezioni e governare usando la minaccia di un intervento degli USA e dei suoi bracci armati (Gladio ecc.), agitando l’esempio della Grecia, sul pianeta rosso (rosso, appunto) “quel precedente genovese [...] rendeva impossibile la nascita per vie democratiche di un centro-destra in Italia”. E questo giustifica, secondo Veneziani, la “strisciante tentazione golpista che attraversò l’Italia”. Poveri fascisti con le ali tarpate!

Il massimo della diversità tra il terzo e il quarto pianeta del Sistema Solare, tuttavia, si può notare nel comportamento della polizia dopo i fatti delle due Genove. Dice Veneziani: “Forse fece bene la polizia a non rispondere col fuoco [...] . Ci sarebbero stati molti morti, non solo a Genova. Alla fine a morire fu il governo Tambroni e a restare invalida fu la democrazia italiana, che perse da allora il fianco destro”. Si noti quel “forse”… Veneziani in fondo non è così convinto: di fronte ai cattivissimi comunisti marziani, tutta questa non-violenza della polizia, davvero degna di un Gandhi, potrebbe essere stata fuori luogo. Pensate invece che sulla Terra la polizia sparò eccome, facendo 1 morto a Licata il 5 luglio, 5 morti a Reggio Emilia il 7 luglio, 4 morti a Palermo e 1 a Catania il 9 luglio (senza contare le dozzine di feriti in varie manifestazioni e scioperi caricati selvaggiamente).

Sulla Terra, quando il dito indica la luna, il tonto guarda il dito. Su Marte, che ha due satelliti, quando il dito indica una luna, il tonto non sa mai se si tratti di Phobos o di Deimos;  lo stronzo di destra invece, lo sa, ma fa il finto tonto. E magari riesce a farsi pagare per raccontar fregnacce su il Giornale.

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