Qualità della vità e libertà: due oscure minacce
16 Maggio 2007Questi nuovi nemici si chiamano il nichilismo e il relativismo, che [...] introducono il concetto apparentemente innocuo di qualità della vita che innesca l’emarginazione e la condanna dei più deboli e svantaggiati, [...] oscurano la verità della dualità sessuale in nome di una improponibile libertà di autodetrminazione di sé [...]monsignor Giuseppe Betori, segretario gen. CEI
discorso a Gubbio, 16 maggio 2007
Stronzata controintuitiva.
Tutti penserebbero che l’idea che la vita debba essere soddisfacente e dignitosa sia un’idea molto sensata, così sensata da essere quasi ovvia. Altrettanto si potrebbe dire del concetto per cui ognuno deve essere libero di autodeterminarsi, perlomeno per ciò che riguarda solo se stessi senza incidere sulla libertà altrui.
Per fortuna esiste in Italia un’organizzazione dedita a smentire le ovvietà, che si chiama Chiesa Cattolica.
Essa ci spiega, per voce di un suo brillante dirigente, che la qualità della vita è un’idea solo apparentemente innocua; controprova: nei bei tempi del Medioevo, quando si considerava che vivere fosse invece un angoscioso tormento che gli esseri umani hanno il dovere di sopportare in vista della Salvezza, non si stava tutti meglio?
La libertà di autodeterminarsi è un’idea addirittura definita “improponibile”, quindi levatevela dalla testa; anzi, fatevela levare a forza da qualcuno, ché gestire i propri organi è sempre peccato, non solo quando si tratta del battito cardiaco o delle funzioni dei genitali, ma anche e soprattutto quando si parla del cervello.
Grazie Chiesa, che sai essere sempre così controcorrente! Per un servizio sociale così utile, che pochi saprebbero svolgere con la stessa faccia tosta, così incuranti del rischio di sembrare degli stronzi di destra, è certo meritato lo 0,8% del nostro IRPEF.
21 Maggio 2007 a 2:46 pm
devi linkare anche mapelli altrimenti mi offendo!
21 Maggio 2007 a 5:30 pm
Copincollo dal blog Cadavrexquis, 17/05/2007:
Il Corriere della Sera di oggi riporta con un certo risalto la solita minestra riscaldata scodellata dal “numero due della Cei” - la definizione è perfetta: ricorda quella con cui si definiscono i gregari mafiosi - durante la messa celebrata a Gubbio ieri per la festa del patrono. Dopo aver tuonato contro “nichilismo” e “relativismo”, mettendo in un unico calderone la “difesa dell’embrione”, l’aborto e l’eutanasia, Betori dice tra l’altro: “I nuovi nemici oscurano la verità della dualità sessuale in nome di una improponibile libertà di autodeterminazione di sé, scardinano la natura stessa della famiglia fondata su matrimonio di un uomo e di una donna”. E paragona questi “nemici” alle orde di Federico Barbarossa che assediarono Gubbio nel 1155. Tacerò della faccia di culo con cui gente votata alla “castità” si permette di dire agli altri chi devono amare e con chi devono scopare, ma mi limito a dire che stamane ho recitato ad alta voce tutto l’articolo a M.H., che è ospite a casa mia per qualche giorno. Lui - che è svizzero - ascolta con attenzione e poi commenta: “Warum erscheint denn so ein Schrott?”, liberamente traducibile in: “Ma perché pubblicano queste stronzate?”. Coglie perfettamente il punto: ma che razza di informazione abbiamo, che razza di paese esprime, se ogni volta che un prelato apre bocca per dire la solita manica di fesserie - a cui, per altro, nessuno crede: basti osservare i comportamenti reali delle persone reali - i nostri mezzi di comunicazione si sentono in dovere di riferirlo? Io gli dico che, in effetti, in Germania o in Svizzera non lo scriverebbero sui giornali. “No - dice lui - o tutt’al più lo scriverebbero una volta sola, e in maniera quasi ironica”. E conclude: “Italien ist das rueckstaendigste Land Europas” - l’Italia è il paese più retrogrado in Europa. Io: “Be’, per fortuna c’è anche la Polonia”. Lui: “Noch Polen ist nicht verloren!” - Ma la Polonia non è ancora perduta. L’Italia sì, dunque?